Lee Cronin – La mummia è un film del 2026, diretto da Lee Cronin, con protagonisti Jack Reynor e Laia Costa. La pellicola uscirà solo in sala, a partire dal 16 aprile, distribuita da Warner Bros.
-Articolo di Michele Scarperia
Lee Cronin-La mummia
Il film racconta di Katie, una bambina scomparsa nel deserto che ricompare misteriosamente cambiata.
Il trailer del film
Il secondo fallimento di Lee Cronin
Con La Mummia, il regista Lee Cronin conferma purtroppo tutti i suoi limiti: un autore che prova a misurarsi con un immaginario horror più grande di lui senza avere né gli strumenti, né una visione chiara.
L’operazione è evidente sin dall’inizio: prendere un mito già visto e rivisto, quello della Mummia, e tentare di aggiornarlo. Ma il risultato è un fallimento su tutta la linea. Il film tenta di parlare di famiglia, di trauma, di giovani e di legami spezzati, ma in realtà non parlando mai davvero di nulla. E’ un contenitore vuoto che si prende terribilmente sul serio senza mai guadagnarselo.
Cronin sembra voler abbandonare i codici della classica avventura archeologica a tinte horror, per virare verso le tendenze contemporanee, ma finisce per smarrire completamente l’identità del materiale di partenza. Della Mummia infatti resta ben poco: un’ambientazione iniziale di facciata, un mito buttato lì e una sottotrama investigativa talmente debole da risultare imbarazzante. Per il resto, il film si trasforma in qualcosa di già visto mille volte: un esorcismo su una bambina, gestito in modo dozzinale e privo di qualsiasi tensione autentica.
Non aiutano la credibilità del racconto delle interpretazioni ai limiti del ridicolo, ahimé si vede che non sono attori con esperienza.
La disastrosa componente horror e conclusioni
La componente horror si regge quasi esclusivamente su jumpascare dozzinali e sequenze splatter. Va detto: queste ultime sono realizzate con effetti pratici anche lodevoli, e rappresentano forse l’unico elemento davvero bello del film.
Ma non basta. Senza costruzione, senza atmosfera, senza idee, anche il sangue finisce per diventare solo decorativo.
Il problema centrale è che Cronin tenta di innovare senza aver la minima idea di come farlo: il film accumula spunti, li abbozza, li abbandona, senza mai svilupparne uno fino in fondo. Il risultato è un’opera confusa, derivativa e sorprendentemente vuota, che tradisce sia il mito della Mummia, sia le ambizioni autoriali del suo regista.
