Le Brio, la brillante commedia diretta da Yvan Attal con un geniale Daniel Auteuil

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Programmato in anteprima italiana il 21 giugno alle 16:00 nell’ambito del Biografilm Festival 2018, Le Brio è un film diretto e co-sceneggiato da Yvan Attal, il compagno di Charlotte Gainsbourg. Commedia arguta basata, come è un classico di questo regista, sulla forza dei dialoghi, è interpretata da un Daniel Auteuil in piena forma e da Camélia Jordana, che grazie a questa performance ha ricevuto il César 2018 come Migliore Promessa Femminile.

Dopo la première nell’ambito del festival, bisognerà però ancora attendere per poter gustare questo divertente film al cinema: l’uscita nelle sale italiane è prevista, infatti, per novembre di quest’anno.

Le Brio - locandina

Le Brio – locandina

Le Brio

Siamo in un’aula, all’interno della prestigiosa università Panthéon-Assas, mentre si sta tenendo una lezione del professor Pierre Mazard (Daniel Auteil), noto per i suoi metodi poco ortodossi e per la sua dialettica pungente. Una studentessa del primo anno scarmigliata, vestita molto casual, arriva in ritardo e crea un certo trambusto, dando l’opportunità al professore di usare la sua lingua più affilata di una lama per inveire contro la sua mancanza di rispetto e la sua maleducazione. I toni del prof e la nazionalità della ragazza, evidentemente di origini arabe, scatenano l’accesa reazione degli altri studenti e l’incidente finisce nell’ufficio del rettore della facoltà, che minaccia sanzioni contro Mazard.

Poiché in realtà il rettore è un vecchio amico, i due riescono a trovare un accordo: per dar prova che il suo non era un attacco razzista e discriminante, il prof deve prendere sotto la sua ala protettrice la ragazza, Neïla (Camélia Jordana), e prepararla per una difficile gara di eloquenza tra le varie università a livello nazionale.

Da questo incontro forzato nasce, col tempo, un rapporto vero e proprio tra i due, che iniziano a conoscere e a apprezzare le reciproche differenze. Quello del prof. Mazard è un vero corso accelerato sull’arte di argomentare, con prove pratiche sul campo – dalla metro, al bar, a qualsiasi luogo dove ci si trovi. Il suo cinismo è in parte messo in discussione dalla genuina positività della ragazza, così come l’eccessiva naïveté di Neïla è in qualche modo smussata e raffinata dall’influenza del prof.

Si scontreranno, si rincontreranno, si riscontreranno ancora, in una specie di danza a colpi di fioretto in cui la vera arma è l’abilità oratoria, eccelsa nel caso del professore, in crescita esponenziale nel caso della promettente allieva.

Un film sull’arte della parola che vuole smascherare i pregiudizi

Tanti anni fa Moretti affermava, in un celebre film*, che “Le parole sono importanti – chi parla male pensa male”. Le Brio pare volere esemplificare la verità di questo assunto dimostrandolo quasi per antitesi, quasi attraverso il suo contrario: le parole sono importanti, ma il prof. Mazard insegna a Neïla come sia possibile giocarci, con le parole, per poter ottenere un risultato. Le spiega come evitare di arrabbiarsi, per delle parole, e comprendere ad utilizzarle per arrivare ai propri scopi.

Tiene un corso insieme di filosofia, di retorica e di vita. All’apparenza può dare l’impressione di negare il peso delle parole, rendendole strumento, privandole di significato proprio, riducendole a divenire solo armi, mezzi per ottenere un fine. Ma ad un ascolto più attento il suo spregiudicato modo di interloquire restituisce in realtà il vero valore ad ogni singola espressione, restituisce al verbo la sua potenza, la sua forza creatrice e insieme distruttiva.

Le Brio - protagonisti

Le Brio – la coppia di protagonisti

Le schermaglie tra i due protagonisti, i loro dialoghi in punta di fioretto sono un vero piacere da sentire, brillanti e divertenti insieme. Ma pongono anche l’accento su alcune modalità della società attuale che sono poi quelle verso cui punta maggiormente lo sguardo critico del regista, Yvan Attal. Già nella sua controversa opera precedente, Sono dappertutto, lo sceneggiatore/attore/e/regista francese aveva cercato di mettere sarcasticamente alla berlina una serie di stereotipi diffusi – con risultati, peraltro, altalenanti.

In Le Brio torna alla carica, in modo più soft, più mascherato da “commedia” in cui alla fine prevalgono i buoni sentimenti, ma il centro nevralgico del problema rimane lo stesso: rivelare quelle impercettibili derive che il buonismo e il politically correct nascondono, forse in maniera in massima parte inconsapevole.

Le Brio - attori

Le BrioAuteil e Jordana

Ad esempio, nel caso di Neïla, l’accanimento di Mazard vuole essere la prova provata della sua totale mancanza del benché minimo intento discriminante: mentre la sala gremita di studenti insorge perché il prof. se la prende con colei che è percepita come “debole”, vittima – in quanto donna in quanto povera in quanto di origini straniere – il prof. difende il suo diritto di arrabbiarsi contro di lei. In questo modo, per assurdo, è lui che si arrabbia quello che davvero non la discrimina e non la tratta diversamente dagli altri, mentre il resto dell’aula, proteggendola come se ne avesse bisogno, se non fosse in grado di difendersi da sola, la reputa in qualche modo in una situazione di inferiorità, da cui paternalisticamente deve salvaguardarla.

Coi suoi discorsi al limite dell’accettabile, Mazard si fa portavoce del dubbio di Attal: sarà poi davvero un cavaliere colui che tratta la gentil pulzella come la povera martire da salvare, o forse non è lui il primo a reputarla incapace di salvarsi da sola? Per tutto il film la lotta del prof. è volta ad aiutare Neïla a non essere una vittima, non compatendola o trattandola con le pinze, ma formandola – a volte anche con una discreta durezza – perché sia in grado di battersi da sola, di cavarsela da sé.

Le Brio - Attal

Le Brio – il regista Attal con Jordana sul set

Bilancio finale di Le Brio

Auteil è assolutamente impeccabile nella parte dell’arcigno maestro dell’arte retorica, tanto quanto Camélia Jordana rappresenta un suo credibile e frizzante contraltare.

La commedia procede in modo estremamente piacevole, ricco di momenti di divertimento, seguiti, volendo, da maggiori riflessioni – che possono emergere ma non sono forzate. Forse non eccelle la parte finale, dove trionfano in modo scontato una manciata banale e in ordine sparso di “buoni sentimenti”, mentre le sfide al buonismo collettivo rimangono un po’ soffocate da ciò che si trasforma in un’imitazione alla lontana del classico rapporto pigmalione – allieva. Può darsi che le critiche ricevute per il suo film precedente abbiano portato Attal a mitigare, nel finale, la portata dirompente di quel che era in origine il suo pensiero, tratteggiato in modo alquanto efficace ad inizio film.

Ciononostante, pur se con una carica sovversiva estremamente domata, Le Brio rimane più che consigliabile e nel complesso riuscito.

* Palombella rossa, 1989.

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