Visioni differenti: Kiss of the damned. La grande bellezza ?

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Storia d’amore sangue e passione tra la vampira Djuna (Josephine De La Baume) e Paulo (Milo Ventimiglia), uno sceneggiatore, che incrociano gli sguardi in un market notturno.

Kiss of the damned

Attorno alla coppia di neo-amanti gravitano l’agente di Paulo (Mike Rapaport), la vampira-leader Xenia (Anna Mouglalis) e la sorella di Djuna, Mimi (Roxane Mesquida), difficile da gestire, irrequieta e pericolosa, sia per la coppia che per l’interà comunità di vampiri, che sotto la guida di Xenia cerca da secoli di non creare tensione e conflitti con la razza umana.

Film scritto e diretto da Xan Cassavetes, figlia di John Cassavetes e Gena Rowlands, che ha cercato di concentrarsi sul fortissimo binomio sangue/sesso, che nel caso delle storie di vampiri è un assunto imprescindibile. Le intenzioni sono però parzialmente naufragate, a causa delle immagini troppo patinate, dei dialoghi che sfiorano il ridicolo (e spesso lo centrano) e di una tendenza al romanticismo edulcorato che trasmette allo spettatore una spasmodica voglia di scene violente e paurose che arrivano però col contagocce (gocce di sangue, certo).

 

Nouvelle cuisine?

Jesus Franco + Twilight. Un po’ come frullare insieme ananas e cozze crude, oppure nutella e acciughe. Se ci provate il frullatore non esplode mica, il risultato sarà comunque un frullato dall’aspetto innocuo. Solo che poi se qualche coraggioso fosse tanto curioso da assaggiarlo correrebbe a vomitare. Anche se il cuoco fosse figlio di uno dei fratelli Roca.

Xan Cassavetes, prima di mettersi in testa di voler scrivere e dirigere film, cantava in una band metal. Io sono stracolmo di pregiudizi, e per niente al mondo vorrei mai sentirne una canzone. Perchè so già cosa aspettarmi. Musica pomposa, ricca e iperprodotta, voce acuta e fastidiosa, canzoni interminabili e indigeribili.

Un sapore di ruggine e pelle

Invece il suo primo lungometraggio di finzione ho voluto vederlo, perchè comunque se ci sono di mezzo i vampiri qualcosa che mi piaccia deve assolutamente esserci. Infatti qualcosa c’è.

Una (patinata) scena di sesso in catene e lingerie, durante la quale Paulo osa, rischia, si avvicina a Djuna che si sta trasformando.

Un bacio furioso attraverso la porta chiusa con la catenella, con un bel morso sul labbro di Paulo.

Mimi, una vampira perfida, sempre assetata di sangue e sesso, che ha la sacrosanta missione di mettere in crisi il resto della truppa di succhiasangue,  tutti odiosamente radical-chic. Desidera anche insinuarsi tra Paulo e sua sorella, come una serpe viscida dal fascino letale.

Mimi ascolta un brano dei Black Mountain durante un (patinato) threesome con una coppia di ignari e pruriginosi umani. La scena acquista potenza grazie sopratutto alla musica.

E questa era l’ultima delle cose apprezzabili di Kiss of the damned.

Guarda la figlia d’arte e mettila da parte

La pellicola finisce per risultare vicina, in maniera abbastanza preoccupante, a certe cose erotiche soft-core che negli anni novanta cercavano di mescolare sesso e orrore (facile indovinare quale dei due elementi prevaleva) e che, nonostante i (pochi) sforzi degli ambiziosi registi, restavano confinate nei videoregistratori del pubblico del porno-chic.

Un consiglio da amico anche a Xan Cassavetes: guardati Thirst, poi torna a cantare nel gruppo metal. Anzi no, prova una terza opzione: non sia mai che io inciampi in una canzone.

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