Joel ed Ethan Coen con Fratello, dove sei?

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Liberamente ispirato all’Odissea di Omero, Fratello, dove sei? è un film difficile da commentare. Non tanto per la sua complessità, quanto perchè è solo vedendolo che si può capirne tutta la bellezza.

La trama

Stato del Mississipi, anni ’30, tre strampalati galeotti scappano dai lavori forzati. Per loro inizia una spettacolare avventura alla ricerca di un presunto tesoro nascosto.

Spesso la fortuna sorride ai tre latitanti, portandoli addirittura al successo come gruppo country, i Soggy Bottom Boys, accompagnati da un chitarrista di colore. Inseguiti dalla polizia e insidiati da mille disavventure, i tre moderni “odissei” non verranno salvati nemmeno dal governatore in persona, ci vorrà l’intervento del fato per toglierli dai guai.

Il trailer del film

Un magico equilibrio tra realtà e finzione

Liberamente ispirato all’Odissea di Omero, Fratello, dove sei? è un film difficile da commentare. Non tanto per la sua complessità, quanto perchè è solo vedendolo che si può capirne tutta la bellezza.

Come hanno sempre fatto, i Coen scavano nel cuore pulsante dell’America, passata o presente che sia. Con questo film però, regalano un affresco della Grande Depressione degno di Faulkner e Steinbeck, contornato da esilaranti gag e parodie molto ben riuscite.

Molti dei personaggi della storia sono frutto di una fantasiosa combinazione tra persone realmente esistite e personaggi leggendari ed inventati.

A dominare la scena è un Clooney in forma smagliante ed un cast di alto livello, con Turturro su tutti.

La questione razziale

Negli stati del sud degli anni ’30 c’era ancora una concezione molto discutibile delle differenze razziali. Il film gioca su questo fatto con grande ironia, ridicolizzando gli stereotipi sugli afroamericani.

Il chitarrista di colore dei Soggy dice di aver venduto l’anima al diavolo pur di suonare il suo strumento. Si unisce a Ulisse, Delmar e Pete per formare il gruppo, per poi essere “catturato” dal Ku Kux Klan. Prossimo a finire bruciato vivo, nel corso di un rito  descritto in maniera spassosa, viene salvato solo dall’arrivo di Clooney e compagni.

La considerazione del KKK nella società sembra ancora indefinita e i suoi membri tendono a tenere nascoste le vere idee dell’organizzazione, sottointentendole però a più riprese.

Giustizia terrena e giustizia divina

Altro bersaglio dei Coen è la giustizia punitiva e fine a se stessa, una concezione che negli Stati Uniti non ha mai smesso di raccogliere proseliti. Simbolo incontrastato ne sono i lavori forzati e l’accanimento della polizia verso i tre bonari delinquenti.

Di fronte ad una giustizia così, Delmar e Pete si rivolgono, ingenuamente, più in alto. Perciò si fanno battezzare ad un battesimo di massa, in una scena eccezionalmente leggera e mistica, credendo di mondare in questo modo sia i propri peccati che i propri reati.

Ulisse, al contrario, rifiuta l’aiuto divino, anche se non farà lo stesso quando si fiderà di un truffaldino venditore di bibbie, l’altro volto della religione.

La musica e le tante curiosità del film

La colonna sonora è un punto forte del film, tanto che ha vinto un Grammy come  disco dell’anno 2002.

Ma al di là della colonna sonora, la musica è un elemento imprescindibile di ogni buon film sugli anni ’30 americani. Le radici del blues sono colte nella loro valenza più politica, quando la musica era direttamente collegata all’emancipazione razziale e alle spregiudicate campagne elettorali del tempo.

I Soggy Bottom Boys sono ispirati al gruppo bluegrass/country Foggy Mountain Boys, ma il pezzo con cui arrivano al successo, I am a man of constant sorrow, è una vera canzone di successo di Dick Burnett.

Il titolo del film è un riferimento ad un elemento de I dimenticati di Sturges, dove il protagonista  voleva girare un film sulla Grande Depressione  intitolato proprio Fratello dove sei?

Non si tratta dell’unica citazione presente, anzi il film è una vera e propria miniera di riferimenti cinefili.

Fratello dove sei? è stato il primo film ad essere completamente corretto nei colori da un montaggio digitale, con lo splendido lavoro dell’inseparabile Roger Deakins, il direttore della fotografia di molti film dei Coen che ottenne anche una nomination all’oscar.

Ulteriori riferimenti all’Odissea sono disseminati nella pellicola: compaiono le sirene incantatrici, il venditore di bibbie ha un occhio bendato che ne fa un Polifemo decisamente più astuto, la Penelope di turno invece non aspetta il suo Ulisse ma lo disprezza e lo ha completamente scaricato.

Il tesoro non esiste, l’obiettivo di Ulisse è ovviamente il ritorno a casa, proprio dalla sua amata.

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