Final Portrait- L’arte di essere amici: un film così vero che senti quasi l’odore dei colori

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Final Portrait di Stanley Tucci, racconto autobiografico di Alberto Giacometti interpretato da Geoffrey Rush. Dall’8 febbraio al cinema.

Final Portrait

Final Portrait

Final Portrait – l’arte di essere amici

Parigi 1964. Il film si apre su uno scorcio parigino, uno scorcio atemporale della Parigi sognante e magica che tutti ci immaginiamo, una Parigi che ci riporta all’ambientazione e allo spirito di Midnight in Paris.

Final Portrait dura 90 minuti ed è incentrato interamente su pochi momenti di pochi giorni della vita di Giacometti, il compito di incarnare il pittore spetta a Geoffrey Rush (indimenticabile impresario teatrale nel film Shakespeare in love 1998; nel 2012 è stato nominato “australiano dell’anno”).

La trama è semplice. Alberto Giacometti chiede al suo amico americano James Lord (Armie Hammer, il cavaliere errante del film The Lone Ranger 2013) di fermarsi a Parigi e posare come modello per lui. Tutto qui, niente di più. Il film non vuole essere un analisi storica della vita del pittore, ne tantomeno vuole essere un documentario critico sulla sua arte. Final Portrait ruota interamente intorno al ritratto che Giacometti esegue.

Un film lento, come la stratificazione dei colori sulla tela. Un film che non ha colpi di scena, che non ha effetti speciali. Ha solamente un pittore, la sua eterna insicurezza, il suo modello e la sua tela.

TRAILER del film Final Portrait – l’arte di essere amici

Attorno a questi elementi orbitano tutti i personaggi secondari, a partire dalla musa-modella di Giacometti Caroline (Clémence Poésy la biondissima e francesissima Fleur Delacour della serie Harry Potter).

Final Portrait ci offre uno spaccato nudo e crudo di Giacometti, a partire dal suo atelier. In più riprese il regista Stanley Tucci (forse più noto come attore, come dimenticare il suo ruolo di braccio destro di Miranda Priestly nel Il Diavolo veste Prada, 2006) ci offre una visione completa dell’atelier del pittore, stranamente non soffermandosi mai sulle tele, ma concentrandosi soprattutto sulle sculture e sui bozzetti materici.

Final Portrait

Un’immagine del film Final Portrait

È un film imperdibile per gli amanti del genere, in Final Portrait il pittore viene preso e non analizzato, ma ci è servito esattamente come è. Dalle parolacce che lancia alla sua stessa tela, alle sigarette che fuma (nel film non sta per più di 5 minuti senza sigaretta in bocca) per passare attraverso il rapporto complicato con la moglie, il fratello e la prostituta con cui ha da anni una relazione ufficiale. La cosa che  il film ci fa capire e comprendere più di tutte è l’eterna insicurezza del pittore, che, anche al culmine della sua carriera, ha sempre la paura di non essere all’altezza.

Final Portrait

Un’immagine del film Final Portrait

In conclusione Final Portrait è un film davvero per amanti del genere, non andate a vederlo se pensate di uscire dalla sala dopo aver visto una retrospettiva sul pittore, così non è e nemmeno vuole essere.

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