Speciale intervista: Lucio Pellegrini, regista di “La vita facile”

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E’ uscito lo scorso venerdi La vita facile, l’ultimo film di Lucio Pellegrini, già ospite di cinemio in occasione dell’uscita di Figli delle stelle. Per l’occasione ho fatto una nuova chiacchierata con il regista che molto gentilmente ha risposto alle mie domande e ci ha svelato i retroscena della sua ultima impresa.

Ciao Lucio, bentornato su cinemio. Dopo Figli delle Stelle, La vita facile sembra una nuova analisi dei quarantenni smarriti dalla situazione instabile della società italiana. E’ così?

Più o meno ma con una differenza: Figli delle stelle era il racconto di chi ancora non ha trovato un posto nel mondo, La vita facile è uno sguardo più sul mondo borghese. Nel film ci sono due amici (Accorsi e Favino) che hanno studiato medicina insieme ma in un momento cruciale della loro vita hanno fatto due scelte diametralmente opposte: uno ha deciso di far carriera nella nostra società sporcandosi un po’ anche le mani, l’altro ha mollato tutto e ha deciso di dedicare la sua vita e le sue cure ad un ospedalino in Africa, anche a seguito di una grossa delusione sentimentale.

Dopo una decina di anni i due si rincontrano e riemergono tutti i ricordi. Volevo raccontare due italiani in un contesto distante dall’Italia che amplifica molto la loro italianità le loro differenze. In un certo senso è uno sguardo sulla nostra società da un’altra prospettiva e con altri sogni.

Vittoria Puccini con Lucio Pellegrini

A proposito dell’Africa, ultimamente è una location molto in voga tra i registi italiani (vedi il caso di Un altro mondo o persino Natale in Sudafrica): a te cosa ha attirato di questo continente?

Tengo a precisare che il film ha esattamente lo sguardo opposto di Un altro mondo, non c’è lo sguardo dell’occidentale che si pente di non aver mai pensato ai problemi di un paese più sfortunato. E’ uno sguardo cinico soprattutto dal punto di vista di Favino che è costretto ad andarci e quindi c’è anche un po’ di ironia sulla situazione che c’è in quei posti, ma non c’è retorica: a me interessava soprattutto perchè era un teatro perfetto per raccontare in un altro modo dei personaggi profondamente italiani.

E poi mi piaceva perchè il film ricorda lontanamente un film di Ettore Scola degli anni ’70 con Alberto Sordi e Nino Manfredi che mi sta molto a cuore (Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? n.d.r). Volevo fare qualcosa di contemporaneo e moderno lavorando su cose su cui hanno lavorato anche i nostri padri putativi.

Una scena sul set

Parliamo un pò del cast: hai di nuovo con te Pierfrancesco Favino e poi la coppia Accorsi/Puccino di nuovo insieme dopo Baciami ancora. Come sei arrivato a loro tre?

Con Pierfrancesco c’era già una buon affinità e avevamo anche la possibilità di lavorare su un personaggio esattamente opposto a quello di Figli delle stelle: comunque brillante ma con delle caratteristiche diverse. Con Stefano c’era il desiderio di lavorare insieme da tanti anni ma non c’era mai stata l’occasione giusta. Questo ruolo è esattamente tagliato sulle sue potenzialità e l’ha fatto benissimo.

Poi avevo il personaggio di una manipolatrice, una piccola mantide e volevo che ad interpretarlo ci fosse un’attrice che invece trasmette naturalmente positività ed empatia. Mi è piaciuta l’idea di lavorare su questo contrasto e Vittoria mi sembrava la più giusta per cui il fatto che avesse già lavorato con Stefano e Pierfrancesco non è stato assolutamente rilevante. Ha fatto una buona interpretazione e sono molto contento di quello che ha dato al personaggio: vedrete una Puccini inedita.

Pellegrini tra Favino ed Accorsi

Il film è prodotto da Domenico Procacci, uno dei capitani coraggiosi del mondo dei produttori italiani. Com’è lavorare con lui?

Domenico Procacci è un produttore artistico al contrario della maggior parte dei produttori che sono solo economici e che quando entrano nel campo dei contenuti non sono particolarmente ferrati. Domenico è veramente un produttore d’altri tempi da questo punto di vista.

E’ uno che ha le idee, conosce molto bene il cinema e nel momento in cui si approccia alla produzione di un film è molto rispettoso di tutti i ruoli ma allo stesso tempo ha delle opinioni che sono quasi sempre giuste e lascia la libertà di espressione come pochi altri. Io mi sono trovato benissimo e spero di lavorarci ancora.

Stefano Accorsi

Per La vita facile sei venuto a girare in Puglia. Com’è stato? Ci torneresti?

La Puglia è un posto fantastico, mi piace molto, ci ho lavorato solo in questa occasione ma ci sono stato tante volte e continuo a tornarci. Mi piacerebbe lavorarci ancora perchè ho trovato una grande passione per il cinema, una film commission (l’Apulia Film Commission n.d.r.) estremamente dinamica e la possibilità di lavorare in un territorio che è anche un teatro di posa.

Per esempio abbiamo ricostruito un pezzo d’Africa in una masseria e abbiamo trovato un clima, un’attitudine, una professionalità e un’attenzione al nostro lavoro davvero speciale. La film commission ha poi persone dinamiche e sveglie, che sanno attrarre le produzioni e hanno sviluppato professionalità molto buone. Dal punto di vista economico è un’industria da tener presente perchè porta molto lavoro.

La locandina del film

Ringrazio di cuore Lucio Pellegrini ed invito tutti i lettori di cinemio ad andare al più presto al cinema a vedere il suo ultimo film.

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