#Venezia74: Loving Pablo di Fernando Leon de Aranoa

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#Venezia74: Presentato Fuori Concorso, Loving Pablo è il secondo film da regista di Fernando Leon de Aranoa che, dopo il brillante esordio con Perfect Day nel 2015, torna e mantiene il suo stile e il clima del progetto precedente concentrandosi sulla nascita, ascesa e crollo del (sempre più) noto trafficante colombiano Pablo Escobar.

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Loving Pablo

Negli ultimi anni diverse sono state le produzioni che hanno deciso di concentrarsi sulla vita, o una parte di essa, di questo trafficante di armi e droga, conosciuto come il re della cocaina e morto nel 1993.

Dopo le due serie Netflix Narcos e Escobar e il film, di Andrea Di Stefano, Escobar: Paradise Lost, arriva appunto de Aranoa con Javier Bardem e Penelope Cruz protagonisti. Si perché, giustamente, il regista ha deciso di cercare una strada nuova del racconto rispetto a quanto già percorso dai colleghi durante questi anni e così il personaggio della Cruz, la giornalista televisiva Virginia Vajella che avrà una relazione complicata con Pablo, diventa il narratore della storia. Questo grazia ad un libro omonimo di riferimento da cui lo stesso regista ha tratto la sceneggiatura. Sin dal prologo sappiamo che la Vajella si salverà perché il racconto inizia proprio nell’anno della morte di Escobar per poi fare un passo indietro e seguire il classico arco narrativo a-la-bravi ragazzi di scorsesiana memoria, senza ovviamente quel mordente né particolari sorprese per una storia che segue poi, romanzati o meno, eventi già cinematograficamente narrati.

Loving Pablo

Loving Pablo

Il ritmo permea le quasi due ore di racconto, la Cruz (tranne qualche momento di over acting e alcune scelte di acconciature ambigue) risulta credibile accanto ad un Bardem che fa pensare al collega Benicio Del Toro (interprete di Escobar nel film del 2014) ma non lo fa rimpiangere, donando intelligenza ed ambiguità ad un personaggio che cercava un riscatto morale e sociale ma ha scelto la strada peggiore per provarci. In ultimo, la regia di de Aranoa nulla aggiunge rispetto al lavoro precedente che aveva una forza nel suo insieme che invece qui, soprattutto nel secondo atto, si perde.

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