Alan Parker: Hollywood, Evita ed i film più amati

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Continuiamo la lezione di cinema del regista inglese Alan Parker. Dopo aver parlato di Fuga di mezzanotte e degli altri film di inizio carriera oggi parla dell’importanza del processo creativo, del rapporto con gli attori e dei film a cui più è legato.

alan parker

Il regista Alan Parker al BIF&ST 2015

Alan Parker: Il montaggio ed il processo creativo

In questo video, trascritto in seguito, il regista Alan Parker parla dell’importanza del montaggio e del processo creativo di un film:

Alan Parker: Martin Scorsese e altri registi affermano che il montaggio è all’interno del processo cinematografico e creativo. Puoi fare un film migliore con il montaggio giusto. Io prendo parte al montaggio ma in modo diverso: se hai un buon montatore hai anche input creativi quindi gli devi dare la libertà di tirare fuori il suo punto di vista. Non ho bisogno di stargli troppo dietro: quando la scena è terminata io ricevo un input e delle note molto dettagliate prima ancora di fare il taglio quindi non è necessario essere lì fisicamente a guardare ogni singolo secondo.

Io lavoro molto con gli assistenti anche all’inizio per sgrossare il da fare. Però mi piace questa parte perché il film è fatto da te e altre 100 persone mentre il montaggio è molto civilizzato, tranquillo e sicuramente molto utile per il processo creativo.

Quanto riesci a mettere in un film che è tuo? Ci sono sempre dei compromessi da fare?

Alan Parker: Bella domanda! Io penso di esserci ovviamente. A volte ho qualcosa in testa così chiaro che addirittura posso sentire come la battuta verrà detta e devo dire che la maggior parte delle volte quando poi filmi effettivamente quello che hai in testa l’attore, il direttore della fotografia, lo scenografo, fanno tutto meglio. C’è una piccola percentuale invece che non è buona come te la immagini però nella maggior parte dei casi lo è. Ovviamente non puoi pensare di avere il 90% di quello che immagini sul set, qualche volta puoi arrivare addirittura ad avere il 110% però non te lo devi aspettare prima.

E’ un processo faticoso anche a livello fisico, soprattutto per i grandi film. Certo se hai due attori in una stanza non sembra difficile ma a volte giriamo per 12 ore consecutive, magari ti devi spostare e quindi in realtà sono più di 12 ore e lavoriamo 6 giorni a settimana e ci vogliono 3 mesi per girare un film, sei lontano da casa vivi in qualche orribile hotel nel bel mezzo del niente. E’ difficile proprio fisicamente e man mano che invecchi diventa sempre più difficile.

Pensi che gli anziani dovrebbero continuare a girare?

Alan Parker: Ci sono ovviamente eccezioni ma in generale i registi non migliorano man mano che invecchiano perché spesso si ripetono, prendono delle decisioni sbagliate perché non sono più giovani e si appoggiano ad altre persone. Le loro decisioni non sono più genuine. Ci sono delle eccezioni ma la maggior parte delle volte il lavoro non migliora.

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Il regista Alan Parker al BIF&ST 2015

Hollywood ed il lavoro in America

Quando Alan Parker è andato in America i critici inglesi l’hanno accusato di tradimento:

Alan Parker: Secondo me bisogna contestualizzare la cosa. In quel periodo c’era un’industria cinematografica italiana, francese, tedesca che funzionavano bene mentre in Gran Bretagna no. La maggior parte delle risorse creative erano in televisione per cui era difficile all’epoca fare dei film. Era difficile anche negli USA ma loro in qualche modo ci hanno accolto grazie anche alla lingua comune. I registi britannici sono andati ad Hollywood sin dall’inizio.

Ovviamente ero più coinvolto dal cinema americano quando ero più giovane, successivamente mi sono avvicinato al cinema europeo, però mi è sempre piaciuta l’America, mi piace la complessità del paese e mi sembrava quasi un processo naturale fare dei film su questo paese.

Ho fatto film per quarant’anni e la maggior parte delle volte Hollywood è stata abbastanza gentile con me. Sono riuscito a fare cose personali, molto indipendenti sotto l’egida di Hollywood, non è una cosa facile però ho avuto la possibilità di farlo. Negli ultimi 10 anni non è più così, oramai non è più l’era dei registi è l’era degli effetti speciali, dei blockbuster quindi film più piccoli, più indipendenti, sono davvero difficili da girare.

Per esempio Fuga di mezzanotte è stato prodotto dalla Columbia Pictures, è un film piccolo ma è stato prodotto da una grande casa cinematografica. Film come questi non si riuscirebbero a fare oggi, sicuramente non dalla Columbia. Se volessi fare un film così adesso dovrei andare probabilmente in Italia o in Germania per raccogliere il denaro, sarebbe un film indipendente. Ad Hollywood questa è l’era dei produttori esecutivi, sono i loro film non quelli dei registi. Certo ci sono eccezioni, registi americani in grado di fare film buoni ma sono pochi.

evita

Evita di Alan Parker

Il lavoro sul set, Evita e Mississippi Burning

Tra gli attori con cui hai lavorato, c’era qualcuno un po’ più difficile da gestire?

Alan Parker: Io penso che prima di tutto devi fare il tuo lavoro. Non credo in un set in cui ci sono più voci, in un film c’è una sola voce ed è quella del regista. Io ho evitato di lavorare con persone difficili, anche ne ho avute alcune che avevano il loro ego: ho lavorato con Madonna non dimentichiamolo però lei ha lavorato molto bene in Evita. Ha avuto enorme rispetto per me. Era terribile verso tutti gli altri però nei miei confronti è stata proprio carina.

Voleva disperatamente quella parte. Quando ho iniziato ho dovuto prendere una decisione: avevo un’opera senza dialoghi, cosa dovevo fare? Prendere un’attrice che sa cantare o una cantante che sa recitare? A quel punto lei mi ha scritto una lettera di 5 pagine e mi ha detto ‘io sono l’unica al mondo che può fare questa parte’ e a quel punto l’ho incontrata, i produttori la volevano, era la più famosa al mondo all’epoca e così è diventata Eva Peron. Abbiamo lavorato molto bene, ha fatto un ottimo lavoro.

Il film ha avuto successo al boxoffice. E’ stato molto costoso ma meno dei film di oggi perché si spende molto di più rispetto ad allora. Oggi spendi molto facilmente milioni di dollari. Comunque era costoso perché era un musical ed aveva bisogno di un certo budget. Ho passato 4 mesi a comporre la musica prima di iniziare a girare quindi ovviamente tante spese, credo sia stato il mio film più costoso.

mississippi burning

Mississippi Burning di Alan Parker

Mississippi Burning è un altro film controverso, è stato difficile da girare?

Alan Parker: Mississippi Burning l’abbiamo girato in Mississippi e abbiamo anche avuto delle minacce di morte durante le riprese. Non è stato facile ma mi è piaciuto, stranamente. Avevo degli attori bravissimi sebbene non sia stato piacevole stare nel fango del Mississippi fino alle ginocchia per girare. In realtà però la parte più difficile è venuta dopo, con la controversia legata al film. Io volevo parlare del razzismo negli Stati Uniti e per ironia della sorta la critica peggiore è arrivata dalla comunità afroamericana perché in qualche modo avevamo rubato la loro lotta mettendo come personaggi principali attori bianchi.

In quel periodo ad Hollywood era veramente difficile fare un film con afroamericani, oggi è molto più facile. Allora il film era il mio punto di vista, quello di un bianco, e quindi la comunità afroamericana non l’ha considerato molto corretto. Io pensavo di fare la loro lotta, pensavo di fare un film per loro e loro mi hanno risposto ‘grazie la facciamo noi la nostra lotta’ però il film ha avuto successo e vinto premi.

Il film era molto curato, la drammatizzazione della storia è stata molto accurata. Non c’era una lista di cose sbagliate. Credo che la critica maggiore fosse legata al fatto che la lotta per i diritti civili da parte degli afroamericani fosse portata avanti dagli afroamericani. In realtà i protagonisti sono due star bianche, erano la forza essenziale del film. Tuttavia ho cercato di dire: ‘questo è solo uno strumento perché quello che voglio sottolineare è la lotta afroamericana, il mio modo di raccontare una storia’.

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Birdy di Alan Parker

Birdy, The commitments ed i film più amati

Birdy è stato uno dei film più personali di Alan Parker ma anche uno dei più difficili

Alan Parker: Molto difficile. Ricordo che mentre stavamo raccogliendo i soldi per il film ho cercato di dire che era un film sulla guerra del Vietnam ma anche la storia di un ragazzo che si innamora di un canarino per cui era un film abbastanza di immaginazione. Tra l’altro riprodurre il volo di un uccello anche metaforicamente è stato difficile. Quando un film resta è difficile per un regista. Per esempio Fuga di mezzanotte è stato fatto nel 1977 ma sembra ancora molto moderno. Quando un film dura così tanto devi esserne consapevole, non è facile.

Quali sono i 3 film che vorresti durassero?

Alan Parker: Credo la maggior parte. Forse un po’ arrogante da parte mia ma ho fatto 14 film e non c’è nessun film di cui mi vergogni. Però il mio film preferito è l’unico che ho girato in Irlanda, The commitments, credo l’unico che è stato amato da tutti indistintamente, mentre per gli altri ho sempre avuto opinioni discordanti. E’ stato anche il più bello per me da girare. Ci sono alcuni film che sono difficili da girare ma con The commitments non vedevo l’ora di alzarmi la mattina e andare a lavorare. E’ bellissimo e non è sempre così quando giri un film.

Non c’erano tantissimi soldi, nessuna pressione da parte delle case di produzioni, giovani senza pretese, senza troppa arroganza, una gioia lavorare con loro. In Fame – Saranno famosi per esempio, c’erano 8 giovani, e volevo uccidere ognuno di loro. In The Commitments c’erano 12 giovani e li ho amati dal profondo del cuore. C’è una grande differenza e credo si veda anche nel film.

Non rimpiangi il fatto di non aver fatto film a sufficienza così belli come The Commitments?

Alan Parker: No, credo di no. Sono orgoglioso di aver fatto diversi tipi di film, di aver tentato di approcciare diversi generi. Forse anche in Italia è così, un regista di solito fa film simili. Io invece come reazione a quello che ho fatto prima ho cercato spesso di non ripetermi. A volte in un film mi trovo come davanti ad una vetrina, lo guardo e dico, questo l’ho fatto, sono già entrato in questo negozio, è un modo per rimanere fresco e vivo a livello creativo.

Termina qui la seconda parte della lezione di cinema del regista inglese Alan Parker. Continua a leggere la terza parte.

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